Simona
  Vi racconto la mia storia: Non ho portato con me le foto dei miei tre bambini. Non ho proprio potuto, già piango così tanto ogni giorno che vedere il loro volto, nelle foto, mi avrebbe fatto ancora più male. Anche mio marito, quando ho deciso di partire mi ha abbracciato e mi ha detto, "niente foto è meglio così, vai". Ho 28 anni, sono nata in Romania e ho tre bambini di nove, sette, e cinque anni, si chiamano Annamaria, AlinaVioleta e ValerioGabriel. Vivo con mio marito e mia suocera in una piccola casa che mi ha lasciato mia madre e che ci siamo piano piano risistemati. Mi sono sposata a 17 anni e ho sempre fatto la mamma e qualche lavoretto qua e là. Ho fatto la scuola dell'obbligo e poi subito a lavorare. Adesso la situazione a casa era veramente disperata, non avevamo più niente e neppure più speranza. Ho deciso di partire di lasciare i bambini a mio marito e a mia suocera, (perché ho una brava suocera!) e partire. Prima sono andata in Spagna a fare la raccolta delle fragole. Sai come funziona in Spagna? Si parte in tante, tutte donne. Dalla Romania da Costanza siamo partite tutte insieme in tante e tante piangevano per i figli e sospiravano per timore, per molte di noi era la prima volta di un lungo viaggio. Siamo partite con un biglietto e una specie di contratto di lavoro. Non abbiamo tante informazioni, abbiamo tanti sentito dire, e poche vere notizie. Si arriva in Spagna e si è messe tutte in un capannone, dove ci è dato un posto letto, in letti a castello e poi si lavora nei campi ad un caldo pazzesco per ore. Dove dormivo io eravamo in più di 40, si faceva a turno per preparare i pasti anche per lavarsi. Non ci hanno trattato male ma il lavoro era veramente pressante e duro. Era caldo anche nel capannone dove dormivamo. Alla fine però si guadagna bene (1100 euro). Sono i soldi che mio marito guadagna, in sei sette mesi, spaccandosi la schiena ogni giorno, quando va bene, quando c'è lavoro e quando non è malato. Non tornerei però a raccogliere le fragole, io che sono abituata a lavorare duro ho passato momenti davvero difficili Poi appena sono tornata a casa, dei parenti mi hanno detto che avrei potuto avere un lavoro per qualche mese in Italia. Ho chiesto a mio marito, ai miei bambini, i quali hanno capito e pur piangendo mi hanno detto di partire. E così a luglio sono ripartita; era la prima volta che arrivavo in Italia, senza sapere la lingua senza conoscere niente. Sono arrivata qua e faccio la badante ad una signora anziana tanto malata. Quasi paralizzata e sola. Lavoro senza contratto, senza un permesso di soggiorno, senza tanti diritti ma guadagno un po' di soldi (700 euro circa al mese) e spero poi di tornare a casa Ai bambini più grandi ho spiegato il perché di tutti questi viaggi, il perché la loro mamma non è più a casa. Loro hanno capito e anche se al telefono piangono poi lo sanno che lo faccio per loro. Mando tutti i soldi a casa, io qui non ho bisogno di nulla, non esco mai, non compro niente. E anche quello che qualcuno mi regala, lo mando ai bambini in Romania. Mi tengo solo i soldi per il telefono, chiamo due volte a settimana e stiamo tanto a piangere e stiamo anche tanto in silenzio, loro piangono e io li consolo, io piango e loro mi rassicurano. Stiamo in silenzio perché piangiamo tutti e nessuno può parlare. E io sono sempre preoccupata sempre in ansia ,sono ancora piccoli e stanno sempre soli, vanno a scuola da soli, quando sono malati si arrangiano, anche mia suocera non c'è sempre, lavora. E mio marito è sempre fuori a cercare lavoro nei cantieri, fa l'operaio e la mattina parte all'alba e torna la notte e io penso tutto il giorno ai bambini sempre soli e li sento a volte impauriti preoccupati e non riesco a dormire mai la notte, tanto penso e m'immagino il loro dispiacere. Ma se ci penso bene io sono fortunata, in Romania ho questa piccola casa, ho un buon marito e soprattutto questi tre bambini che mi amano e mi aspettano e anche se a Natale non sarò li con loro, gli telefonerò tanto quel giorno e starò al telefono a piangere e anche un po' a ridere per dargli un po' di coraggio. Simona